| Tutti i trucchi delle lavanderie low cost |
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| Scritto da Lorenzo Bargellini |
| Lunedì 30 Novembre 2009 17:10 |
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Stop alla concorrenza selvaggia, rilanciare la professionalità e il rispetto delle regole e dei clienti. Con queste parole d’ordine si sono dati infatti appuntamento a Pisa oltre duecento operatori del settore lavanderie domenica 29 novembre a partire dalle ore 9 presso l’Accademia Palace Hotel a Ospedaletto (Pisa). Anche a Pisa stanno sorgendo, come in molte altre città , le cosiddette lavanderie a gettone o self service: che poi tanto self non sono. Dietro le accattivanti insegne che promettono risparmi e mirabolanti risultati, si cela troppo spesso una realtà fatta di irregolarità amministrativa, di mancata gestione di rifiuti tossici e nocivi (come i prodotti necessari per il lavaggio a secco), di bucati prelevati e riconsegnati a domicilio, di imbustatura, di stiratura insomma... un servizio da lavanderia tradizionale. “Una lavanderia ha una mole enorme di adempimenti – spiega Marcello Bertini Coordinatore Unione Servizi alla Comunità della CNA di Pisa – che gli esercizi self service non hanno. Ma il problema nasce quando si mascherano attività che andrebbero inquadrate come una lavanderia, con la falsa etichetta del self service. Ma non sono soggette a studi settore, non c’è modo di verificare la correttezza dell’inquadramento del personale: sarà al nero oppure no? E’ la asimmetria che produce il danno , non tanto il fatto in sé, che rappresenta pur sempre una tendenza di mercato alla quale sarebbe sciocco opporsi in modo acritico. Questo tipo di attività deve essere equiparata in tutto e per tutto alle altre, così sì che si creerebbero le condizioni per una vera tutela del consumatore, del suo potere di acquisto e di scelta del servizio che vuole e soprattutto della sua garanzia di avere un risultato adeguato, al riparo dal rischio, sempre dietro l’angolo, di danneggiare un capo o non riuscire a pulirlo come si deve. Ad esempio per una lavanderia tradizionale ci sono normative particolari per la gestione dei macchinari, dei rifiuti prodotti (ad esempio il percloro che deve correttamente essere smaltito) oppure della eventuale consegna a domicilio che deve essere fatta ovviamente da parte del titolare o da un dipendente regolarmente assunto; oppure in merito alla nomina del responsabile tecnico in materia di tintolavanderia. Non siamo contro le lavanderie self-service che possono offrire una alternativa valida al cliente che vuole fare da solo per risparmiare, ma ribadiamo - sottolinea Marcello Bertini - che vuole fare da solo......Per questo occorre fare subito chiarezza, una volta per tutte, su quello che le lavanderie self-service possono o non possono fare. Per noi la questione è chiara:il mercato è una cosa dove chi offre migliori servizi e migliori prezzi giustamente viene premiato, ma bisogna competere ad armi pari nel rispetto delle regole mentre a volte pare che qualcuno faccia un po' il furbo”. Il mondo cambia e cambiano le tecniche di lavaggio e di trattamento dei vari tessuti ed oltre alle tematiche sindacali per gli operatori del settore sarà anche un momento di formazione tecnica, legale e amministrativa. Perché al pericolo quotidiano dei nuovi tessuti, della crisi, della concorrenza selvaggia le imprese sanno che devono continuare sulla strada dell'aggiornamento professionale e dell'unità della categoria. Fra i partecipanti è molto atteso l’intervento di Giuseppe Pennino direttore della rivista di settore “Sotto la lente”, la più diffusa nell’ambiente, che diventerà l’organo ufficiale di CNA Unione Servizi alla Comunità, per aggiornare e tenere informati gli operatori delle lavanderie. Per maggiori informazioni: CNA Pisa - 050.876111 – Marcello Bertini - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |






